|
“Ogni Organismo, risponde in
maniera differenziata, agendo secondo precise leggi
biologiche e biochimiche adeguandosi ogni
istante, alle
varie esigenze di stimolazione esterna
dell'atmosfera nella quale vive; infatti
tutte le variazioni iono atmosferiche, anche
minime, modificano ad ogni istante le
cariche
bioelettroniche
dei liquidi (il
Terreno
o
Matrice) dei corpo dei vari organismi viventi”
CERVELLO 1 - Introduzione, Info
CERVELLO 2 - INDICE, SOMMARIO - Articoli, Studi
L'Aids
e' la malattia chiamata Sindrome Da
Immunodeficienza Acquisita, ma con che cosa ?
Con le
VACCINAZIONI
effettuate negli anni 1970 nelle nazioni del
Centro Africa, si sono indebolite
immunitariamente
milioni di persone che successivamente negli
anni 1980 si sono ammalate di Aids, per via
della sommatoria di cofattori ai
Vaccini
che sono immunosopressori =
immunodepressione
generata dai
vaccini +
malnutrizione
+ scarsa
igiene
!!
Il virus
HIV
(se esiste e
se non esiste lo si crea...)
e' solo un depistaggio dalla realta' dei
fatti e per avere
guadagni
dai brevetti sui
test
inaffidabili....e sulla vendita dei successivi
farmaci...
Nel 2006 ormai nel mondo vi sono quasi 50
milioni di individui ammalati (dati
OMS)
ed il 75% e' in Africa......ma altre nazioni
dell'africa + quelle di altri paesi del sud del
mondo (quelle occidentali sono state gia'
vaccinate –
in esse quelli piu' a rischio sono coloro che
utilizzano
droghe,
farmaci
ecc. - ma la stragrande maggioranza della
popolazione occidentale non ha problemi di
malnutrizione, ne' di scarsa igiene, come le
popolazioni dei paesi del terzo mondo e quindi
la malattia (aids) produce meno casi, invece in
Africa e nei paesi del terzo mondo, si e'
propagata nei soggetti per via delle
difese immunitarie
rese
labili dai Vaccini
in soggetti malnutriti e con scarsa
igiene.
In quelle stesse nazioni negli anni 1980
- 1990 e’ “nata” anche
Ebola,
una malattia degenerativa MORTALE, ed
altre ne continueranno a nascere..!
Forse questa guerra batteriologica
contro le popolazioni,
che proliferano troppo rispetto alla razza
bianca.....e' stata studiata a tavolino, per
mantenere i neri
sotto il
dominio
delle
multinazionali
di
Farmaci
e
Vaccini
in mano alla razza bianca……gestita da
BIG PHARMA
?
Prima
di introdurvi
in
questo
argomento, sarebbe utile che leggeste queste pagine,
per comprendere
successivamente e bene cio' che esponiamo su questo argomento molto importante !
INFORMATORE
SANITARIO
Come
Nasce la Malattia
?
+
Dove
e perché Nasce la Malattia ?
CONFLITTI
SPIRITUALI IRRISOLTI
+
Piu' Caos = Meno Salute
Infiammazione
(conCausa di tutte le malattie) +
Tossiemia
La
Bugia Pasteuriana
(di
Pasteur)
Falsita'
della medicina ufficiale
+
Pericolo
Farmaci
+
Terrorismo
Mediatico
PSICO
FARMACI, Ritalin e similari - ADHD
Dall'INDUSTRIA dei
FARMACI all'industria della MALATTIA
La
Teoria di germi, causa malattie e'
FALSA
BioFISICA
MEDICA +
BioINFORMATICA
SPIRITO
e SALUTE = Mente sana in
Corpo Sano
PERDONARE
e NON TENERE RANCORE, FA BENE alla SALUTE
Un gruppo di
ricercatori hanno sperimentato con successo la terapia del “perdono”
di genitori di vittime di omicidi in Irlanda del Nord; i risultati della
sperimentazione su 259 persone, sono stati presentati al meeting
dell’American Psycological Association a San Francisco (USA) dallo psicologo Carl Thorensen della Stanford University
in California, che ha tenuto a sottolineare che il perdono deve essere
inteso come rinuncia al diritto di provare, esasperazione, rancore,
irritazione o desiderio di vendetta; un carattere clemente, facilita anche l’amore ed i rapporti intimi !!
Il CERVELLO, la
MENTE
e l'ANIMA
Lo scrittore Boncinelli tratta a fondo la
neurobiologia e fisiologia del cervello,
dell'emersione del sè, dell'apprendimento, della
memoria, della cultura, seguendo la strada della
comprensione fisica di come il cervello lavora.
Si è lontani dal sapere tutto, ma si comincia
a capire qualcosa, anche grazie alla PET che
mostra le zone in attività (maggiore ossigeno)
quando si formula un certo pensiero.
|
L'esposizione a piombo ed
ai
metalli tossici
(mercurio,
alluminio, ecc.)
, "invecchia" il
cervello
28 Gen. 2008 (Adnkronos
Salute) - Altro che declino
naturale legato all'età. Ad
"arrugginire" prematuramente
la mente delle persone
anziane potrebbe essere
stata la quantità di piombo
assorbita decenni prima,
quando erano ancora
giovanissime, magari per
colpa dei gas di scarico
delle auto.
Questa ipotesi emerge da
diversi studi statunitensi,
relativi proprio all'impatto
delle sostanze inquinanti
disperse nell'ambiente, (NdR
o quelle inserite con i
vaccini
o con i
materiali dentali) le
cui conseguenze possono
manifestarsi anche a molti
anni di distanza.
Alcune ricerche, condotte da
Brian Schwartz della Johns
Hopkins University (Usa),
suggeriscono che un'antica
esposizione al piombo può
"regalare" al cervello di
una persona che invecchia
anche cinque anni di più
rispetto all'età anagrafica.
Insomma, "una porzione di
ciò che viene chiamato
normale invecchiamento,
potrebbe essere dovuta a
esposizioni ubiquitarie
ambientali come quelle al
piombo", spiega Schwartz
alla Cnn online. "E il
fatto che questo accada con
il piombo, rappresenta la
prima prova che ciò sia
davvero possibile".
Altri inquinanti, come
mercurio,
alluminio,
ecc. e pesticidi,
potrebbero agire nello
stesso modo, dice il
ricercatore.
La nozione di
effetto ritardato non è
nuova (vedi il caso di
tabacco e amianto). Ma negli
ultimi anni i ricercatori si
stanno concentrando
sull'esposizione ad
alcuni "veleni"
nei primi anni di vita e
sugli effetti negativi per
la salute dopo molto tempo.
"E' un'area di ricerca
emergente", commenta
Philip Landrigan, della
Mount Sinai School of
Medicine di New York.
L'idea è che alcune
sostanze con cui entriamo in
contatto nella
giovinezza
distruggono le
cellule
cerebrali, un evento cui
il cervello riesce a far
fronte finche' non perde
ancora più cellule con
l'avanzare dell'età. Solo
allora i sintomi, come
perdita di memoria o
tremori, cominciano a
manifestarsi. Con il piombo,
poi, gli studi che risalgono
indietro nel tempo sono
semplici: misurando le
quantità accumulate nella
tibia, infathttp://www.mountsinai.org/ti, si può
capire con quanto "veleno"
si è entrati in contatto nel
passato (mentre il piombo
nel sangue riflette
un'esposizione recente).
Dall'introduzione della
benzina senza piombo,
l'esposizione a questa
sostanza si è molto ridotta,
come testimonia uno studio
condotto da Schwartz su
1.000 cittadini di Baltimora
dai 50 ai 70 anni.
Sottoponendo queste persone
a test sull'acutezza
mentale, si è visto che i
più esposti alla sostanza
dimostravano un'età mentale
maggiore, fino a sei anni,
rispetto ai coetanei.
Un'analoga ricerca di Howard
Hu dell'Università del
Michigan suggerisce che, in
tarda età, chi ha
"accumulato" più piombo
nelle ossa ha un declino
mentale più rapido rispetto
ai coetanei. E' come se si
ritrovasse sulle spalle il
peso di cinque anni in più
rispetto a quelli della
carta d'identità. Nessuno
dice che il piombo sia la
sola causa del declino della
funzionalità cerebrale
legato all'età, sottolinea
Hu, ma certo sembra un
fattore coinvolto in questo
fenomeno.
La tesi dei due ricercatori,
però, non è universalmente
condivisa dai colleghi. "Penso
che molte cose influiscano
su come invecchiamo. Ma è
prematuro, al momento,
assegnare un ruolo chiave al
piombo nel declino cognitivo
degli anziani", sostiene
Margit Bleecker, del Center
of Occupational and
Environmental Neurology di
Baltimora. In ogni caso la
ricercatrice ammette che
l''ipotesi metalli tossici, ' è "un'idea
molto interessante".
Troppi "drink"
restringono il cervello
Il consumo abituale di
bevande alcoliche riduce le
dimensioni della massa
cerebrale. Lo suggerisce uno
studio su Neurology:
http://www.galileonet.it/news/10684/troppi-drink-restringono-il-cervello
La
rabbia
fa salire il sangue al
cervello
- Adnkronos, Ago. 2009
Che l'ira mandi il sangue al
cervello non è solo un modo
di dire. Secondo un team di
ricercatori americani dell'University
of Southern California e
del
Cedars-Sinai Medical Center,
infatti, lo stress mentale
scatenato della rabbia, ma
anche dalle operazioni
complesse, causa una
dilatazione dell'arteria
carotidea e un aumento del
flusso di sangue al
cervello.
Una serie di esperimenti con
gli ultrasuoni, descritti su
'Cardiovascoular
ultrasound', hanno
fotografato dal vivo il
meccanismo, scoprendo che
questo riflesso dilatatorio
è assente nelle persone che
soffrono di ipertensione.
Il team di Tasneem Naqvi e
Hahn Hyuhn ha analizzato la
reattività carotidea e il
flusso del sangue al
cervello in risposta allo
stress mentale in 10 giovani
volontari sani di 19-27
anni, 20 persone sane più
grandi (38-60 anni) e 28
pazienti ipertesi (38-64
anni).
Così i ricercatori hanno
scoperto che, nelle persone
sane, lo stress mentale
causa vasodilatazione. Un
fenomeno accompagnato da un
netto aumento del flusso di
sangue alla testa. Ma negli
ipertesi l'ira e la tensione
mentale non producono
vasodilatazione, nè una
modificazione significativa
del flusso di sangue al
cervello. Negli esperimenti
i volontari sono stati
sottoposti a una serie di
prove in grado di scatenare
stress mentale, tra cui la
risoluzione di problemi
matematici e la rievocazione
di eventi capaci di
suscitare scatti d'ira.
I ricercatori hanno usato l'imaging
a ultrasuoni per misurare
gli effetti delle varie
prove.
Secondo Naqvi, "una
vasocostrizione non
adeguata, o la mancanza di
dilatazione in risposta allo
stress mentale e in presenza
di una cardiovasculopatia,
contribuisce all'origine
dell'ischemia del
miocardio".
Inoltre il pericolo per la
salute aumenta anche per i
pazienti con coronaropatie.
Non solo. La mancanza del
sangue necessario al
cervello impegnato in
attività complesse può
potenzialmente influenzare
le capacità cognitive e la
performance celebrale.
Commento NdR: per
ottenere cio' e' bene
divenire "crudisti",
cioe' alimentarsi con
prodotti
CRUDI !
I
batteri ci controllano
la mente - 07 Febbraio
2011
Contento o con il morale a
terra, con atteggiamenti
strani o affetto da veri e
propri disturbi mentali. La
causa potrebbe essere,
almeno in parte, di
un’infezione
batterica e della
conseguente risposta del
sistema immunitario.
Alcuni studi, infatti,
mostrano che questo processo
può
influenzare il nostro umore,
la memoria e le capacità di
apprendimento. E persino
modellare la nostra
personalità, secondo quanto
racconta un articolo su
New Scientist.
La buona notizia ?
Comprendere questi legami
tra
cervello e
sistema immunitario
potrebbe portare a un nuovo
modo di trattare alcuni
disordini, dalla depressione
alla sindrome di Tourette. -
vedi
Autismo
Comportamento
Sammy Maloney era un
dodicenne di Kennebunkport
nel Maine, sano, che suonava
nella banda della scuola e
che più di ogni altra cosa
amava andarsene in giro con
i suoi amici dopo le
lezioni. Nel 2002, però,
qualcosa cominciò a cambiare
nella sua personalità.
Prima cominciò a camminare a
occhi chiusi per tutto il
cortile, poi a usare solo la
porta sul retro per entrare
in casa, a indossare solo
alcuni indumenti, a impedire
che le finestre venissero
aperte o che le luce fossero
spente. Nel giro di
quattro-sei settimane al
ragazzo venne diagnosticato
prima un disturbo ossessivo
compulsivo, poi una sindrome
di Tourette.
Fortunatamente, qualche
tempo dopo un amico di
famiglia suggerì ai genitori
di Sammy di sottoporlo a un
test per lo
streptococco, un comune
batterio che di solito non
provoca più di un mal di
gola. Sam non mostrava
nessun sintomo da infezione
da streptococco, ma le
analisi rivelarono
l’infezione in atto; quando
il medico prescrisse una
terapia antibiotica, i suoi
sintomi cominciarono a
migliorare. Oggi è un
ventenne come tutti gli
altri.
Per quanto raro, il caso di
Sammy, non è del tutto
inusuale. Almeno secondo
Madeline Cunningham della
University of Oklahoma
che ha passato anni a
studiare i disturbi
comportamentali legati a
infezioni infantili da
streptococco, inclusa la
sindrome di Tourette, un
disturbo chiamato
Pandas e la
Corea di Syndenham
(associata a tic e
incapacità di controllare le
proprie emozioni).
Cunningham ha dimostrato che
alcuni anticorpi contro un
tipo di streptococco legano
i recettori di alcune aree
del cervello che controllano
i movimenti, portando al
rilascio del
neurotrasmettitore dopamina.
Il che spiegherebbe i tic e
i problemi emotivi
sperimentati in alcuni dei
bambini con questi
disordini.
Betty Diamond del
Feinstein Institute for
Medical Research in
Manhasset, New York, ha
inoltre
dimostrato che alcuni
anticorpi associati con il
lupus, una malattia
autoimmune, riescono a
distruggere i neuroni
legandosi a particolari
recettori nel cervello.
Questo potrebbe in parte
spiegare i cambiamenti di
umore e il declino cognitivo
associato alla malattia.
Felicità:
Esiste un batterio che
regala il buon umore, si
chiama
Mycobacterium vaccae.
Inizialmente doveva essere
un nuovo modo per
sconfiggere il
cancro.
L’idea era che iniettando un
certo batterio nelle persone
si sarebbe stimolato il loro
sistema immunitario a
distruggere il tumore.
Sfortunatamente, il
trattamento non ebbe
l’effetto desiderato.
Tuttavia i ricercatori
notarono che quanti si erano
sottoposti al trattamento
avevano sperimentato un
radicale miglioramento
dell’umore e della qualità
della vita.
I dettagli ancora non sono
chiari, ma alcuni studi su
animali suggeriscono che la
risposta immunitaria
provocata dal Mycobacterium
vaccae faccia rilasciare ai
neuroni della corteccia
prefrontale grandi quantità
di serotonina, migliorando
l’umore e il benessere.
Graham Rook della
Royal Free and University
College Medical School
di Londra ha
recentemente suggerito
che la depressione è
prevalente nelle società
occidentali perché le
persone non sono più esposte
naturalmente a organismi
come M. vaccae nei primi
anni di vita.
A questo punto la domanda
sorge spontanea: questo
batterio potrebbe essere
usato per rendere felici le
persone ?
Ovviamente è più difficile
ottenere l’approvazione per
iniettare batteri vivi in
persone depresse che non in
pazienti malati di cancro in
fase terminale. Quindi il
prossimo passo previsto è lo
studio clinico in pazienti
con il cancro alla prostata.
Se ci sarà un forte effetto
di miglioramento dell’umore,
allora forse le aziende
farmaceutiche potranno
concentrarsi di più sul
potenziale antidepressivo
del batterio. Se poi venisse
scoperto il meccanismo
preciso, chissà forse
potrebbe essere possibile
sviluppare un farmaco che ne
mimi l’effetto.
Memoria
Migliorare il sistema
immunitario per mantenere
efficace la memoria con il
trascorre del tempo ?
Jonathan Kipnis della
University of Virginia
ne è convinto. Con il suo
team di ricerca, infatti, ha
fatto crescere alcuni topi
deficitarii delle cellule
Cd4 (un tipo di cellule
del sistema immunitario),
scoprendo che gli animali
avevano limitate capacità di
apprendimento e scarsa
memoria. Quando poi i
ricercatori somministravano
ai topi le cellule Cd4, la
memoria migliorava.
Analogamente, quando Kipnis
induceva la morte di queste
cellule in roditori sani, la
loro memoria diminuiva.
Inoltre, altri studi del
ricercatore mostrano che
l’apprendere di nuovi
compiti implica una l’arrivo
di cellule Cd4 alle meningi,
le membrane che circondano
il cervello.
Qui il rilascio di
interleuchina 4, (che
controlla la risposta
immunitaria) dice alle
cellule del cervello di
rilasciare un fattore
neurotico, una proteina che
migliora l’apprendimento.
Kipnis ora sta sviluppando
un tipo di farmaci mirati al
miglioramento della memoria
in risposta a un
rafforzamento del sistema
immunitario. Secondo il
ricercatore, i farmaci
potrebbero essere usati non
solo per invertire il
declino cognitivo legato
all’età o a determinate
patologie, ma anche per
migliorare la memoria nelle
persone sane.
Depressione, sospetto ed
empatia
Quando siamo malati, spesso
ci sentiamo letargici e
perdiamo il nostro appetito.
La nostra concentrazione
soffre e noi possiamo
sentirci ansiosi, depressi e
antisociali. Questi
cambiamenti sono causati da
molecole segnale, chiamate
citochine, che sono
rilasciate dalle cellule del
sistema immunitario in
risposta allo stress e alle
infezioni.
Recenti studi hanno mostrato
che se si inietta in una
persona sana l’interferone
alfa, un farmaco antivirale
che promuove il rilascio di
citochine, questa inizierà a
mostrare i sintomi della
depressione.
“Teoricamente le citochine
possono interagire con ogni
meccanismo rilevante nella
depressione”, spiega Andrew
Miller della
Emory University School of
Medicine di Atlanta, in
Georgia. Miller, inoltre, ha
recentemente scoperto che il
farmaco attiva la corteccia
cingolata anteriore, una
regione coinvolta
nell’individuazione degli
errori e nella gestione del
conflitto. Simili
meccanismi di attivazione
sono stati osservati nelle
persone con gravi nevrosi e
comportamenti ossessivo
compulsivi. “Se aumenti
l’attività in questa area
del cervello le persone
tendono a essere più
sospettose e a interpretare
segnali innocenti come
minacce”, spiega il
ricercatore. Oltre
alle infezioni e alle
tossine, anche
stress e
obesità possono
provocare il rilascio di
citochine.
Gli effetti di queste
sostanze, tuttavia, non sono
tutti negativi tuttavia,
come sottolinea Naiomi
Eisenberger della
University of California Los
Angeles. Insieme ai suoi
colleghi, ha scoperto che
alcune persone diventano più
sensibili al dolore degli
altri e ai problemi della
società se veniva iniettata
loro tossina batterica che
aumenta la secrezione di
citochine. In particolare
una citochina, chiamata
interleuchina 6, sembra
aumentare l’attività del
cervello coinvolta
nell’empatia.
By Caterina Visco - Tratto
da: galileonet.it
Meno calorie, più
plasticità cerebrale =
Digiuno di proteine
animali - 17 agosto 2011
Una ricerca sull'ambliopia
(A)
nei topi adulti ha
analizzato la relazione tra
riduzione di cibo e capacità
di recuperare i danni del
cervello, (NdR: come
ad esempio
quelli derivanti dai vaccini
-
vedi anche:
Malattie degli occhi
(A):
L'ambliopia, in
oftalmologia, è
un'alterazione della
visione dello spazio che
viene a manifestarsi
inizialmente durante i
primi anni di vita. Il
termine deriva dal greco e,
più esattamente, da "ops"
(che significa "visione") e
"amblyos" (che
significa "ottusa, pigra").
Il suo nome comune è occhio
pigro.
L'effetto principale è un
comune deficit dell'acutezza
visiva e si considera
ambliope un occhio che abbia
almeno una differenza di
3/10 rispetto all'altro,
oppure un
visus inferiore ai 3/10.
Ne è affetto circa il 2% di
tutta la popolazione e il
4-5%
dei bambini;
essa è considerata una delle
prime cause di
deficit visivo nei
giovani sotto i 20 anni. -
Tratto da Wikipedia.
Una moderata riduzione
dell'apporto calorico
giornaliero è in grado di
'ringiovanire il cervello',
promuovendo negli animali
adulti un incremento della
plasticità cerebrale,
caratteristica peculiare del
sistema nervoso giovane. Ad
analizzare tale relazione,
la ricerca 'Food restriction
enhances visual cortex
plasticity in adulthood',
realizzata su ratti adulti e
sani da un gruppo di
ricercatori dell'Istituto di
neuroscienze del CNR di Pisa
(In-Cnr) guidato da Lamberto
Maffei.
Lo studio è stato pubblicato
su Nature Communications.
"Abbiamo dimostrato che una
lieve riduzione delle
calorie ingerite ha un forte
impatto sulla plasticità del
cervello, quella
caratteristica che ci
permette di apprendere,
memorizzare e promuovere il
recupero da danni cerebrali
di vario genere", afferma
Maria Spolidoro, che ha
partecipato alla ricerca.
Lo studio è stato realizzato
principalmente sulla
plasticità del sistema
visivo, utilizzando la
deprivazione monoculare,
continua la Spolidoro: "Una
procedura che, effettuata
durante le fasi precoci
dello sviluppo postnatale,
determina cambiamenti
funzionali e anatomici a
livello della corteccia
visiva primaria binoculare
ed è modello sperimentale
per una delle patologie più
diffuse della vista, l'ambliopia
(nota anche come 'occhio
pigro')".
"Tale patologia, la cui
incidenza nella popolazione
umana raggiunge l'1-4%, può
essere indotta solo da
alterazioni della vista
presenti in età precoce: il
suo trattamento risulta
pertanto inefficace se
ritardato all'età adulta",
evidenzia ancora la
ricercatrice. "Lo studio,
invece, ha dimostrato come
la restrizione calorica
induca cambiamenti
molecolari noti per essere
correlati con un
innalzamento della
plasticità e ha consentito,
pertanto, di intervenire
sull'ambliopia anche in
ratti adulti."
"Una limitata diminuzione di
cibo può avere effetti
sorprendenti
sull'aspettativa di vita
media in una grande varietà
di specie: dai lieviti, ai
vermi, ai moscerini della
frutta, ai roditori fino
alle scimmie", conclude
Spolidoro. "Tale aumento
della longevità parrebbe
accompagnato da un effettivo
antagonismo del processo di
invecchiamento sia a livello
di salute in generale - con
minore incidenza di malattie
cardiovascolari, diabete,
ipertensione e neoplasie -
sia a livello cerebrale, con
conseguente rallentamento
del declino cognitivo e dei
deficit di memoria
dell'ippocampo".
"L'indagine - osserva Maffei
- dimostra che la natura ha
dotato gli esseri viventi di
un potente mezzo di
sopravvivenza: la ricerca
del cibo, che spinge gli
animali a esplorare
l'ambiente circostante, e la
fame, altro fenomeno
adattativo in grado di
acuire le potenzialità
cognitive. Tuttavia, bisogna
fare attenzione: una
deprivazione di cibo
eccessiva o prolungata può
avere effetti diametralmente
opposti, causando un grave
stress all'organismo".
Tratto da:
lescienze.espresso.repubblica.it
|
|
PSICHE e MALATTIE:
"Nel corso dei miei viaggi ho incontrato uno
scienziato che permetteva a persone non vedenti
dalla nascita di iniziare a vedere; ho parlato
con pazienti, dichiarati incurabili dopo aver
subito un ictus decine di anni prima, che sono
stati aiutati a guarire con trattamenti
neuroplastici; ho conosciuto persone che hanno
superato disturbi dell'apprendimento e che
hanno migliorato il proprio; ho raccolto prove
secondo cui a ottant'anni è possibile rendere
più vivace la memoria in modo che funzioni come
a cinquantacinque. Ho visto pazienti «ricablare»
il loro cervello attraverso i pensieri, per
risolvere traumi e ossessioni in precedenza
considerati insuperabili. Ho discusso
appassionatamente con dei premi Nobel su come
dovremmo ripensare il nostro paradigma
neurologico alla luce dell'evidenza che il
cervello è in continua trasformazione."
By Norman Doidge.
http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte
alle
Grazie&idlibro=6101&titolo=IL+CERVELLO+INFINITO
Libro di Norman Doidge.
http://www.internetbookshop.it/code/9788879289030/doidge-norman/cervello-infinito-alle.html
Tratto da: "Il Giornale" (23-11-2007)
Una "onda" svela quale e' la madre lingua
di un soggetto:
http://www.galileonet.it/news/9777/londa-che-svela-la-madrelingua
CERVELLO 2 - INDICE,
SOMMARIO - Articoli, Studi
ICTUS
L'ictus cerebrale è la causa più frequente di disabilità
in persone adulte e una delle più frequenti cause di
morte. Due terzi dei casi si verificano sopra i 65 anni,
ma possono essere colpite anche persone giovani. I
sintomi sono dovuti alla perdita transitoria o
permanente di determinate funzioni cerebrali e dipendono
dalla localizzazione del danneggiamento strutturale
all'interno del sistema nervoso centrale, causato da una
riduzione del flusso sanguigno (ischemia, infarto, 90%
dei casi) o dalla rottura di un vaso sanguigno
(emorragia,10% dei casi).
Il termine TIA ('transient ischemic attack') denominava
nella vecchia definizione un'ischemia transitoria i cui
sintomi si risolvono entro 24 ore, oggi questa formale
distinzione non viene più ritenuta significativa e anche
le TIA, se confermate tali, sono considerate ischemie.
Le TIA spesso annunciano la prossima manifestazione di
un'ischemia più seria con sintomi non reversibili.
Medicina: in Italia 200 mila ictus l'anno, oltre 4 mila
nei giovani
Milano, 15 apr. 2008 (Adnkronos Salute) - L''infarto al
cervello' minaccia anche i giovani. In Italia si
registrano ogni anno quasi 200 mila casi di ictus (196
mila): oltre 4 mila di questi (4.200) riguardano giovani
adulti under 45, ai quali si aggiungono altri 6.200
attacchi nella fascia d'età 45-55 anni. E a rischiare
non sono solo gli uomini. Se è vero infatti che le donne
in età fertile sono protette dallo 'scudo' degli
estrogeni, assumere questi ormoni sotto forma di pillola
contraccettiva ad alti dosaggi aumenta la probabilità di
ictus se la paziente è over 35, fuma ed è ipertesa. I
dati sono stati diffusi oggi a Milano durante un media
tutorial organizzato da Alice Italia Onlus (Associazione
per la lotta all'ictus cerebrale), in vista della
Settimana nazionale contro l'ictus cerebrale che si
celebrerà dal 13 maggio (Giornata europea contro
l'ictus) al 18 (Giornata nazionale della malattia).
L'ictus non è più
una malattia per soli vecchi. Ogni anno, in
Italia, colpisce infatti 4.200 persone sotto i
45 anni, il 5,5% dell'incidenza totale dei casi
nel nostro Paese. A dare i numeri è Maria Luisa
Sacchetti, presidente di Alice (Associazione per
la lotta all'ictus cerebrale) Italia Onlus, in
occasione della presentazione dei risultati di
uno studio-screening sul rischio ictus,
effettuato su 728 studenti dell'università
Sapienza di Roma. La patologia, considerata fino
a poco tempo fa tipica dell'età avanzata,
colpisce quindi anche i più giovani, quindi
occorre avvertirli sui rischi di questa
malattia causata dalla chiusura o rottura di
un'arteria.
Si continua a ritenere che l'ictus possa colpire
solamente gli anziani, ma non è sempre così,
avvertono gli esperti. E molti giovani, come
emerge dallo screening, difficilmente saprebbero
come comportarsi di fronte ad un avvenimento di
questo tipo: solo 4 su 10 tra gli 'under 35'
infatti sarebbero in grado di riconoscere i
sintomi di un ictus cerebrale o saprebbero come
comportarsi in una situazione d'emergenza che
coinvolge un'altra persona.
I sintomi dell'ictus sono paralisi, debolezza o
formicolio del viso, del braccio o della gamba.
Soprattutto se il fastidio interessa un solo
lato del corpo. Ma un campanello d'allarme è
rappresentato anche dalla perdita della vista o
dal semplice annebbiamento. Perdita di
equilibrio, vertigini e mancanza di
coordinazione sono altri sintomi importanti. "Ai
primi segnali di ictus - raccomandano gli
esperti - bisognare chiamare subito il 118.
L'ictus resta un'emergenza e l'intervento
tempestivo è fondamentale".
L'ictus è un problema che affligge molte più
persone: questo dato dimostra quindi la
pericolosa incidenza della patologia, spesso
sottovalutata". Numeri preoccupanti anche per la
mortalità a 30 giorni che si aggira tra il 10% e
il 30%, con punte più elevate per i pazienti di
colore. "Il tasso di recidiva - precisa Toni - è
invece del 3%".
Anche tra i giovani, così come per gli 'over
45', l'ictus ischemico è il più frequente (57%
tra i giovani, 80% tra gli anziani).
L'ictus emorragico colpisce invece il 20% dei
giovani, contro il 17% degli anziani. Tra gli
'under 45' è invece molto frequente l'ictus
subaracnoideo, definito così perchè causato da
un sanguinamento al di sotto dell'aracnoide.
"Tra i più giovani - precisa Toni - si verifica
il 23% di questi casi, mentre tra gli 'over 45'
solo il 3%".
L'ictus nei giovani, in generale, si conferma al
secondo posto tra le cause di invalidità, dopo
la sclerosi multipla. "Il 16% dei pazienti
colpiti - conclude l'esperto - resta invalido a
lungo termine e non recupera le proprie capacità
neurologiche. Tra gli anziani la percentuale
sale fino al 30%"
Roma, 16 Apr. 2009 (Adnkronos Salute)
Si verificano in età giovanile il 5,5% di tutti gli
ictus nei Paesi industrializzati e il 19% del totale
nelle nazioni in via di sviluppo, ricorda Alice. E
ancora. L'incidenza dell'ictus precoce è pari a 10 casi
ogni 100 mila abitanti l'anno; in altre parole, in una
grande città di un milione di abitanti (le dimensioni di
Milano), si contano 100 nuovi casi ogni anno.
L'ictus è dunque un dramma che non risparmia i giovani,
neppure i
bambini.
Con pesanti conseguenze in ambito sociale e familiare,
se si pensa che l'ictus è la seconda causa di morte e la
prima di disabilità nel mondo occidentale.
Dei circa 200 mila italiani che ogni anno ne sono
colpiti, infatti, 70 mila perdono la vita entro i 12
mesi successivi, mentre 50 mila 'reduci' si trovano poi
a fare i conti con un'invalidità grave.
Lo sa bene Elisabetta, 49 anni, romana, colpita da ictus
giovanile nel 2001. Dopo una lunga riabilitazione la sua
vita è tornata "normale o quasi", racconta. Ma "la
malattia ha lasciato su di me conseguenze visibili",
aggiunge. Fra le principali cause di ictus giovanile ci
sono anomalie vascolari o cardiache, oppure la
dissecazione delle arterie carotide e vertebrale (per
traumi al collo legati a incidenti, infortuni sportivi o
manovre
chiropratiche sbagliate).
Ma tra i fattori di rischio è incluso anche l'abuso di
droghe e alcol, avvertono gli specialisti. Gli esperti
mettono in guardia anche contro fumo, obesità, vita
sedentaria, dieta scorretta, alterazione dei livelli di
grassi nel sangue e diabete, e ricordano i 5 campanelli
d'allarme per la diagnosi precoce dell'ictus: difficoltà
a parlare, deficit di forza o sensibilità in un lato del
corpo, mal di testa, disturbi visivi, vertigini o
sbandamento.
Il fattore tempo è cruciale: se i sospetti
sono concreti il 118 va chiamato senza indugi, per un
ricovero in unità specializzate nella terapia
d'emergenza entro tre ore dai primi sintomi (Stroke Unit),
che in Italia vanno ulteriormente implementate, è
l'appello dei medici.
Fondamentali sono infine la riabilitazione e i controlli
periodici. La prevenzione può evitare l'attacco,
conclude Alice onlus.
Per questo, nella settimana di sensibilizzazione, nelle
principali piazza del Belpaese verranno allestiti
speciali stand per controlli gratuiti del rischio
individuale.
Tratto da:
adnkronos.com
Commento NdR: si “dimenticano” di dire che anche
e soprattutto i
Vaccini,
generano
mutazioni genetiche trasmissibili alla prole +
immunodepressioni +
intossicazioni +
infiammazioni +
malnutrizione +
malattie varie ecc., sono corresponsabili di
questi “infarti cerebrali”
per le ischemie
indotte dai
vaccini,
nei
bambini e nei
giovani, anche per i processi di
malfunzione
cellulare
e quindi
malnutrizione tissutale che i
vaccini
producono nei
vaccinati.
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